Future Forum /7 Digitalizzazione: siamo pronti?

I vantaggi e gli svantaggi della digitalizzazione e come influenza le nostre vite e il futuro sono alcuni dei temi di cui si è parlato nel primo incontro del Future Forum odierno. Gli ospiti, ognuno con un’ottica diversa hanno raccontato le loro esperienze, valorizzando gli aspetti positivi e sottolineando le problematiche di un mondo sempre più digitalizzato.

L’integrazione tra la dimensione reale e quella virtuale esiste. Per troppo tempo si è pensato che potesse eserci una vita parallela, second live, che in realtà non può esistere senza quella reale. Quanto accade sul digitale non è altro che l’amplificazione delle proprie passioni, delle proprie idee, delle nostre amicizie. Questo il concetto espresso da Francesco Morace, Festival del Futuro di Milano, che forse ci tranquillizza: nel futuro c’è ancora spazio per le persone, per le loro differenze, per la loro unicità.

Condividere è importante ma ciò che vale ancora di più è la fiducia che insieme danno vita al concetto della reputazione, indispensabile sia per i privati che per le aziende.

Nel mondo digitale conta la velocità ma col tempo si è capito quanto sia importante anche la qualità. Usiamo la rete ma impariamo ad approfondire quanto circola in essa, la conoscenza è altra cosa rispetto all’informazione, richiede tempo.

 

La digitalizzazione però è un’occasione per i giovani, come ha ricordato Elisabetta Zuanelli (slide), docente di comunicazione digitale a Tor Vergata, non solo per condividere e ampliare i propri orizzonti ma anche dal punto di vista lavorativo dove servono nuove competenze dalla sicurezza digitale alla privacy che al momento mancano in Italia. Lo sviluppo digitale necessità inoltre di investimenti che devono arrivare dalla pubblica amministrazione ma anche dai privati. In un’Europa, elettronica nata nel 2000, il nostro Paese è ancora indietro: abbiamo speso una  valanga di quattrini con risultati scarsi. Basti vedere i siti delle pubbliche amministrazioni senza architettura e servizi.

La digitalizzazione ha creato anche l’evoluzione di alcune figure da spaccalegna ad hacker che però grazie alle spiegazioni di Arturo di Corinto vanno visti sotto un’ottica diversa: anche gli hacker hanno un’etica. Ci sono diverse tipologie di hacker: bianchi che difendono le infrastrutture di comunicazione e le reti; quelli grigi si muovono a metà tra le attività dei bianchi e dei neri che invece attaccano i sistemi protetti per rubare dei dati o creare dei danni alle infrastrutture alla vita quotidiana. Mercenari pagati solitamente dagli Stati per attaccare avversari politici. Altri hacker sono attivisti e si battono per la libertà di informazione o per la tutela dei diritti civili, creando delle campagne di informazione o diramando dati sensibili.

Un altro dato emerso è quello sollevato da Gabriele Qualizza in merito ai nativi digitali, generazione dei millenials nati e cresciuti in un mondo totalmente digitale ma che non rinunciano alla vita reale. In Fvg è emerso che il  99 % dei nativi digitali ha un cellulare e possono essere suddivisi in quattro settori: Always on, sempre connessi 30 per cento, Techno fans, super appassionati 15 per cento,  Isolati, 21 per cento per utilizzo ludico, Conviviali, 32 per cento, per i propri passatempi, uso puramente strumentale